Con il crescere della complessità della organizzazione sociale e la progressiva affermazione dei processi di globalizzazione dell'economia, l'efficace gestione dei processi di sviluppo e delle attività amministrative e di governo dipende sempre più dalla capacità di pianificazione, mobilitazione e coalizione delle risorse disponibili sul territorio. Aspetti quali l'occupazione, la sicurezza sociale, la gestione urbanistica e la protezione ambientale possono essere affrontati efficacemente soltanto adottando un approccio integrato e coordinato, che tenga conto e valorizzi le connessioni tra gli specifici settori di competenza e di interesse ed i singoli ambiti territoriali. La forte interazione delle dinamiche sociali e la contestuale proliferazione dei soggetti che partecipano, con diverse responsabilità, alla loro gestione rende, quindi, più che mai urgente la definizione di un luogo di sintesi e di mediazione delle politiche e delle iniziative, per lo più autoreferenti e disorganiche, ma talvolta sovrapposte o addirittura contrapposte, realizzate in ambito locale. La promozione di azioni concertate tra i diversi attori sociali appare indispensabile per migliorare le performances complessive del governo del territorio, che ormai non può più fare affidamento esclusivamente sui poteri amministrativi istituzionali, ma ha bisogno di far emergere gli agenti reali dei processi di sviluppo e di attivare tutte le sinergie possibili.
Comuni e Province sono divenute organizzazioni ad elevata complessità, per il numero di prodotti, servizi ed interventi, per il rapporto con una domanda sempre più segmentata, per la varietà dei loro interlocutori e, sempre più per il grande potenziale di innovazione tecnologica che interessa direttamente le rispettive competenze critiche. Approntare sistemi di direzione e di gestione all'altezza di queste sfide è, quindi, un fattore di successo fondamentale. Ma, occorre allora progettare e realizzare assetti organizzativi, sistemi contabili, meccanismi di valutazione e piani esecutivi di gestione in grado di focalizzare realmente l'attenzione di amministratori e dirigenti sui punti critici di carattere sia strategico che operativo e di contribuire in questo modo a migliorare il risultato visibile per i cittadini. Da questo punto di vista, oggi il problema è che gli strumenti e i sistemi di gestione vengono concepiti e prospettati da e per una cultura amministrativa ancora dominata dal formalismo giuridico e che, quindi, fatica molto ad assimilare i fondamenti concettuali dell'organizzazione e del management operativo.
Gli enti locali devono fare i conti con alcune grandi tematiche come la profondità delle trasformazioni sociali ed economiche in corso e i processi di decentramento e sussidiarietà connessi alla riforma federale dello Stato. Si tratta di tematiche che modificano la natura e le funzioni dell'ente locale perché spostano l'azione dalla semplice fornitura di servizi all'individuazione di percorsi e di linee guida nel campo delle programmazione e dell'intervento a sostegno dello sviluppo territoriale. Complessivamente, le principali linee di riflessione e di azione appaiono essere riferite a:
come fare a gestire un crescente disagio sociale. Con quali strumenti è possibile per l'Ente Locale sostenere le richieste di lavoro, di assistenza, etc., che arrivano dai propri cittadini, considerando che l'economia si sta spostando sempre più sulle “reti lunghe” e, quindi, non è compartecipe del ridefinire una comunità possibile che viene. E' l'ente locale che si fa carico dell'impegno di ridisegnare la comunità locale, dovendosi sobbarcare, in completa solitudine, tutte le gravi e spesso penose questioni sociali aperte dal processo di modernizzazione;
come ridisegnare il welfare locale (casa, giovani, immigrati, lavoro, spazi di socialità, sanità, servizi socio-assistenziali, disabili, anziani) al cospetto del processo bifronte rappresentato dal declino del sistema nazionale di protezione sociale, da un lato, e dalla crescente importanza della dimensione europea anche nel campo delle politiche sociali, dall'altro. In concreto, il trasferimento in ambito locale delle principali responsabilità in termini di spesa e di finanziamento delle prestazioni sociali potrebbe condurre ad un più alto coinvolgimento delle comunità locali rispetto al rapporto tra livello di imposizione fiscale, livello di spesa, caratteristiche e qualità dei servizi offerti. Si tratta di far seguire alle politiche sociali lo stesso percorso del paradigma dell'auto-organizzazione, cioè di fare politiche sociali non più solo statali, ma soprattutto locali, affidate agli stessi attori economici e sociali. Nei campi dell'assistenza, della previdenza e della sicurezza si possono aprire nuove forme di mutualismo su base locale, passando dal welfare state alla welfare community ;
come reimpostare una programmazione territoriale che tenga conto delle forme di orizzontalità indotte dalla crescita di importanza strategica delle risorse legate alla viabilità, alla logistica, all'infrastrutturazione in servizi di mobilità, formazione avanzata, manutenzione del territorio e che, quindi, operi sulla base di un meccanismo non solo competitivo (cioè riferito alla sola capacità dell'ente locale di elaborare soluzioni rispetto ai problemi), ma che introduca caratteri di cooperazione e federalismo solidale in grado di svolgere funzioni di trascinamento e di infrastrutturazione culturale a livello infracomunale;
come favorire ed incentivare forme di riorganizzazione funzionale (uffici tecnici, uffici di pianificazione territoriale, gestione dei servizi, politiche sociali) ed amministrativa degli enti locali capace di superare la sola logica dei campanili e costruire dei sistemi a rete;
come avviare un processo di “privatizzazione interna” intesa come processo volto all'ammodernamento dell'apparato burocratico attraverso la promozione di una nuova cultura dei risultati e un nuovo modello di gestione che privilegi una direzione per obiettivi anziché per atti;
come fare delle privatizzazioni che possano consentire di migliorare l'efficacia e l'efficienza dei servizi (convogliamento e depurazione delle acque reflue, rifiuti solidi urbani, recupero energetico, trasporti, manutenzione di parchi e giardini, etc.) per i cittadini, facendone diminuire, al contempo, anche il costo, anche in considerazione del fatto che spesso la loro realizzazione, gestione, manutenzione ed adeguamento richiede investimenti ingenti e tempi di recupero medio-lunghi. In questo contesto, si inserisce anche il rapporto, spesso difficile e complesso, con le grandi agenzie pubblico-private che gestiscono pezzi importanti dei servizi territoriali - Anas, Ferrovie, Autostrade, Telecom, Italgas, Enel, Alitalia, Poste, ASL, etc.;
come fare finanza comunale (i Boc, il project financing , le società di gestione….). Come finanziare progetti che quasi sempre implicano una visione sovracomunale dei problemi e che, quindi, richiedono quanto meno accordi fra più comuni ed enti locali per evitare squilibri nella ripartizione dei costi. In alternativa a nuove soluzioni finanziarie, il rischio è che, soprattutto, nelle piccole realtà si recuperino risorse attraverso il bilancio immobiliare, cioè, attraverso un uso indiscriminato del territorio e delle destinazioni d'uso che determini poi una continua proliferazione di attività immobiliari, spostando le risorse finanziarie ed economiche dalla produzione di ricchezza a mezzo delle PMI, alla rendita immobiliare;
come fare uso e manutenzione del territorio salvaguardando le aree agricole e verdi e i beni storici e culturali presenti sul territorio; come attivare forme di lavoro cooperativo ed imprenditoriale che facciano di queste aree e beni momenti di sperimentazione di lavoro sociale e formativo;
come favorire processi di diffusione di informazioni che consentano anche un allargamento della poliarchia a soggetti locali del tutto ininfluenti rispetto ai sistemi decisionali e di rappresentanza attuali anche attraverso l'implementazione di progetti di distribuzione telematica delle informazioni (reti civiche) e delle decisioni amministrative;
come incentivare una riorganizzazione istituzionale capace di superare i due gap fondamentali: quello territoriale (fra competenze territoriali collocate a diversi livelli, dal Comune, alla Provincia, alla Regione) e quello funzionale (fra competenze appannaggio di diverse istituzioni: Comune e Ufficio Scolastico Regionale, Comune e Prefettura, enti locali e autonomie funzionali, etc.).
L'intrecciarsi di reti di soggetti esige nuovi meccanismi organizzativi più attenti ai nodi che al centro. Per questo gli enti locali più attenti e responsabili hanno maturato la convinzione che vi sia la necessità di sostituire alle tradizionali logiche di government (che individuano poteri formalizzati, soluzioni raggiungibili attraverso l'applicazione di modelli rigidi) le più raffinate logiche della governance .
In questa prospettiva ART srl – Analisi e Ricerche Territoriali - supporta (attraverso lo sviluppo di ATS dedicate) l'elaborazione, l'implementazione e l'accompagnamento del:
Piano strategico (comunale e di area vasta)
Piano Strutturale Comunale (elaborazione del Quadro Conoscitivo)
Piano di rigenerazione urbana
Piano per il rilancio di aree dismesse, quartieri periferici ...
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